E di questo specchio, possiamo farne a meno?

Certamente ci sentiamo di essere chi siamo, quell’organico insieme di organi appunto, che è mosso dall’energia vitale che ci appartiene, grazie alla quale abbiamo preso vita.

Questo nostro corpo è animato dalla capacità di sentire le proprie emozioni comprendendo anche ciò che accade nel mondo che ci circonda, ma anche più lontano.

E spesso mentre siamo immersi nel nostro fare, agendo, o molto più spesso reagendo, ci ricordiamo meno di avere un corpo che ospita il nostro percepirci, e agiamo con la convinzione di manifestare al mondo semplicemente il nostro essere.

Ma siamo chi siamo anche nell’equilibrio di tutta la nostra chimica e dai sistemi interni che ci governano.

Affrontare chi siamo, lo sappiamo se ci siamo fatti questa domanda, magari in occasioni particolari che con un sussulto ci hanno fatto cadere qualche certezza o semplicemente rotto il meccanismo delle abitudini e delle convinzioni sulle nostre abilità, è compito arduo e di improbabile certa risposta.

Tuttalpiù a tale domanda si può rispondere accogliendola, facendola stare con noi e riconoscendola come una compagna di questo viaggio.

Ma è anche probabile che queste semplici parole vengano intese come la volontà di addentrarci in temi e argomenti che “generalmente” vengono considerati inutili, non concreti, spirituali, mistici, e così via, aspetti considerati al di là della razionale ragione con la quale agiamo quotidianamente perseguendo gli obiettivi che riteniamo di meritare di raggiungere.

Già, è vero sono temi che vanno oltre ciò di cui generalmente ci occupiamo, ma, per chi crede di non sentirne la necessità, la notizia è che fanno parte dell’essere umano da sempre.

Sono negli istinti primari dell’uomo la necessità di esplorare, di ricercare, di impegnarsi nella soluzione di problemi sfidando le difficoltà. Fare le Imprese che lo facciano sentire fiero di sé e che lo portano a competere con i suoi simili.

A volte, or ora troppo, addirittura l’uomo intende(…rebbe) anche competere con la natura e le sue leggi di equilibrio e necessario cambiamento, alle quali si oppone, credendo di comprenderle e di poterle determinare, mutandole.

E lo specchio cosa c’entra?

Lo specchio verso le società

Lo specchio è quel magico elemento, talmente misterioso che non ci rendiamo conto esistere.

Dallo specchio passa tutto ciò che siamo e percepiamo, e ciò che saremo in base a come continueremo a guardarlo.

La nostra logica e cultura duale fa si che “io esisto in relazione a” in relazione alle relazioni che ho con chi mi sta vicino:

  • i genitori attraverso i quali la persona ha fatto la prima esperienza di identità, con un confronto-conflitto;
  • il rapporto di coppia, all’interno del quale si impara a gestire un equilibrio, tra il mantenere il proprio sé, accogliere l’altro, e fare possibilmente tutto questo nell’amore;
  • il gruppo dei pari e degli amici, primo piccolo insieme della società, all’interno del quale si impara che fa differenza da che parte stare e talvolta si impara che è più comodo stare vicino ai leader (rapporto conflittuale: accetto la condizione, affascinato ma con invidia), ma che per crescere e sentirsi forte bisogna “non farsi metetre i piedi in testa”;
  • e poi c’è il mondo del lavoro, nel quale purtroppo, negli ultimi decenni si sono acuite le preoccupazioni, per la precarietà, le minori opportunità di crescita professionale e di trattamenti equi e meritocratici. Tutto questo ha portato il lavoro a non essere più collante e possibile elemento di identità che faceva sentire parte di una collettività che condivideva ambiente, azioni, percorsi, con regole di comportamento da seguire per avere il consenso di cui sentiamo il bisogno;
  • la “ristretta società” che si genera nel mondo del lavoro è uno spaccato della Società di cui tutti facciamo parte e, se dovessimo pensare a quale delle due, la ristretta o quella generale sia più importante per la formazione delle abitudini delle persone, beh, senz’altro quella controllata dell’ambiente del lavoro è la determinante.

Non fosse anche che tutti siamo oramai condizionati nei nostri comportamenti da, logiche di mercato, branding personali, benchmark, analisi costi benefici, ed anche dei rischi, e sempre più competizione e ambizione di crescita: a tutti i costi, per tutti!

Ma se oramai non ci si può non accompagnare dalla “scaltrezza” nel fare qualsiasi cosa, dove tutto è una trattativa ed un confronto… perché io, e perché non è giusto che lei… sono oramai diventati i motori dei nostri acciecati obiettivi personali…

Tutto questo non potrà che portarci al malessere della non riuscita, accorgendoci un giorno, che forse di queste battaglie, dei confronti che portano ansia, e che ci fanno desiderare di andare là dove tutti aspirano, anche se forse non a tutti realmente interessa, potevamo fare a meno, non erano le nostre battaglie.

E’ nella scoperta della propria natura che si troveranno i propri ruoli nella vita, in ciascun ambito sociale.

E’ nella propria natura che risiedono i potenziali della migliore riuscita, quella che si sentirà il proprio scopo, per arrivare alla quale si scoprirà di avere una infinita energia alla quale non si farà fatica ad attingere.

E’ quindi forse il caso, e credo proprio di si, di riconoscere l’esistenza dello specchio al quale ci siamo abituati, per ritrovare quella parte di noi che cerchiamo di vedere per come la società crediamo ci chieda di essere e, visto che ad oggi questo meccanismo non ha prodotto grande felicità e realizzazione, cercare di guardare meno quello specchio e lasciarci guidare dall’unicità che siamo.

Dobbiamo ascoltarci e farci ascoltare per ciò che sempre più impareremo sentire di essere.

… e così il nostro modo di comunicare (relazionarci a noi e all’esterno) cambierà.

E ce ne accorgeremo ponendo attenzione alle parole che verranno usate, cambieranno.   

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