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Nessun inizio è mai condizionante.

Ho dato importanza al lavoro, che ho iniziato presto, abbandonando gli studi. Ho vissuto l’ambiente della fabbrica, conoscendo persone, i loro differenti atteggiamenti e le personalità che assumevano per relazionarsi con gli altri.

Ero curioso di comprendere cosa ci fosse dietro, perché il ruolo esercitato non li distinguesse per le azioni del loro lavoro, ma portasse loro ad assumere certi atteggiamenti comuni che a loro volta interagivano unitariamente con coloro che avevano altri ruoli.

Agli inizi degli anni ’80 il mondo era quello che era, e tutto sembrava dover andare per come era sempre andato: c’era un momento e un tempo che sarebbe venuto per tutto, semplicemente si doveva entrare nel mondo del lavoro, così come in quello della società, e attendere che arrivasse il momento e che tutto facesse il suo corso. Più o meno così.

Così quando mi resi conto che con quelle regole avrei probabilmente fatto quei passaggi che quell’ingresso prevedeva in quel momento, mi sono detto che non mi andava bene quel rimanere in quell’identità, che non era mia ma del ruolo che mi aveva iniziato.

Sentendomi attratto dalla conoscenza, e a fare altro da ciò che stavo facendo, pur continuando a non avere idea di cosa mi sarebbe piaciuto fare o professionalmente essere, ho ripreso gli studi abbandonati. Ho affiancato al lavoro lo studio, mi sono diplomato, anche se non mi appassionava il diploma conseguito in materie tecniche.

All’epoca avere un diploma o non averlo faceva la differenza, tant’è che mi è stato aggiornato il libretto del lavoro, quel libriccino che raccontava cosa si era fatto e dove si aveva lavorato.

Come che quel diploma fosse un risultato di valore, che diceva qualcosa di me e mi collocava diversamente.

Ma quel diploma per me era, più che altro, una soddisfazione personale, di esserci riuscito in una condizione più difficile, perché anziché fare solo quello, avevo studiato continuando a lavorare.

Non avevo però ottenuto nulla che mi gratificasse per le conoscenza acquisite e che mi facesse immaginare un futuro professionale di mio interesse.

Mi piaceva comprendere di più le persone, le caratteristiche univoche e gli aspetti condivisi con altre persone, che mi portavano a percepirle in un modo piuttosto che in un altro, immaginando il loro mondo interiore: ne ero affascinato.
Tutto ciò mi portava ad essere altrettanto curioso per i miei di atteggiamenti e le relazioni che avevo con gli altri.

Periodo tormentato, senza maestri, senza aver ancora trovato la mia strada, con tante domande e troppa attenzione riposta in esse, che alle volte risultavano per me stesso ingombranti.

Rispondendo alle inserzioni di offerta di lavoro che venivano pubblicate alla domenica nel quotidiano locale, venni chiamato per un colloquio in una multinazionale, grazie al mio diploma, ma la cosa fantastica è stata che l’area non era tecnica ma nel Marketing, che allora proprio non conoscevo.

Futuro assistente del direttore Marketing, e per quanto non avessi alcuna esperienza in quell’ambito, mi prospettarono un percorso di crescita e di formazione interna, affiancato da una figura senior, fantastico mi dissi e accettai con entusiasmo.

E anche questo, vista la materia che mi piaceva assai, era un percorso “condizionante” che aveva però un certo che, che mi piaceva molto di più.
Ma probabilmente questo è stato anche grazie all’ambiente e alle persone con cui ho avuto la fortuna di lavorare, che con la loro presenza e il loro esempio me l’hanno fatto piacere così tanto. Sono stati dieci anni di continue nuove esperienze, un crescere imparando ad assumere responsabilità maggiori, da junior a senior e da Italia a Europa.

Stavo bene ma ancora dentro era la conoscenza per la mia passione di ricerca che mi mancava.

Così è stato che un giorno, senza averci mai pensato prima, e senza chiedermi come avrei potuto farlo, ho capito cosa mi sarebbe piaciuto fare: l’università.

Sociologia con indirizzo Comunicazione e Mass Media. Lavoravo nel marketing, avevo formazione nel lavoro quotidiano, coinvolgimento in progetti paneuropei, responsabilità, corsi che, a seguito dell’acquisizione dell’azienda da parte di General Electric erano di altissimo livello.

Però ero certo che avrei potuto essere ancor più competente se avessi approfondito la conoscenza di quel mondo che stava all’origine, dietro e dentro ogni atteggiamento, pulsione, entusiasmo, emozione trasmessa e condivisa, che dava forza e valore al nostro lavoro, di gestione delle azioni professionali delle persone e di tutta la comunicazione che muoveva e faceva esistere ogni cosa.

Sentivo di voler apprendere e comprendere cosa ci muoveva, faceva la differenza e avrebbe potuto farci stare e lavorare meglio, in modo più creativo, propositivo, inclusivo, performante.

Così è stato, ho affiancato l’università al lavoro, cinque anni di fantastici gratificanti sacrifici, lavoro di giorno, studio di notte e nei fine settimana. Tesi con il Preside di Facoltà: La comunicazione: uno strumento per l’efficienza e la soddisfazione del sistema impresa. Non so ancora come ci sia così ben riuscito.

Si ora mi sentivo nel mio: esperienza professionale, crescita, conoscenza, e tante relazioni in ambito lavorativo a tutti i livelli, con la fortuna di aver imparato da ogni relazione.

Da allora, forse perché tutto era nato così, e perché tutto è stato diverso da come era iniziato e da come pareva dovesse essere, arrivando a sentirmi come avrei voluto, non ho mai più smesso di studiare.

Ho cambiato più aziende e ruoli, e sono grato a tutti i maestri, i colleghi, gli insegnanti e a tutti i libri che mi hanno fatto fare, e continuano a farmi avere nuove conoscenze, motivandomi nella continua ricerca.

Quegli inizi che tendevano ad indicare una direzione dalla quale si faceva fatica ad uscire sono per me diventati affiancamenti e insegnamenti professionali, che hanno fatto nascere in me la passione per il mio mestiere, verso il valore della Comunicazione e le Relazioni la Comunicazione genera e potenzia.

La mia vita mi ha insegnato ad andare oltre all’inizio che sembra. Mi ha fatto scoprire quanto può essere determinante identificare la passione e ciò che ci muove dall’interno, una energia che può farci arrivare là dove ancora non sappiamo, ma che sentiamo essere la direzione giusta, per noi.

Credo che riconoscere i valori di ogni persona consenta di metterla nella condizione di poter dare il proprio meglio, a sé stessa per la natura di Sé, e a  tutte le organizzazioni sociali a cui appartiene: coppia, famiglia, lavoro, comunità, società.

Nella difficoltà di riconoscere le proprie aspirazioni, le ambizioni, le naturali propensioni e i talenti che ognuno ha, ho imparato che per come comunichiamo e ci relazioniamo le manifestiamo molto di più di quanto pensiamo. A livello individuale ma anche, e in modo molto evidente in un contesto sociale, nel lavoro in particolar modo, ambiente principale di socializzazione dopo i primi anni di vita in famiglia.

DAI AD OGNUNO LA SUA PARTE NEL MONDO E IL MONDO RICAMBIERA’ IL SORRISO A TUTTI LORO.

Ma-Jol

Prova ad  immaginare l’orchestra che suona, si combina, si integra, si regola, conosci una condizione migliore? Fantastico, no? Possibile? Si.

Credo che da sempre, ma oggi molto di più, ci sia bisogno di competenza, conoscenza, esperienza: fattiva concretezza nel saper voler fare le cose nel modo migliore possibile, mettendoci del proprio.

E’ per questo che desidero confrontarmi, con la mia esperienza e le mie conoscenze, con progetti e persone che, dando valore alle persone, credono che la loro miglior condizione organizzativa sia la via maestra per ottenere il miglior risultato possibile. In termini di performance e di generativo entusiasmo creativo.

Voglio sperare che questo possa accadere, con chi come me, si sente mosso dalla voglia di fare, di ricercare ed esplorare nuove possibilità: il continuo cambiamento migliorativo.

Mi rivolgo ad imprenditori, ad aziende, manager e organizzazioni che si sentono di avere un ruolo nella società, per contribuire a livello economico, educativo, e di benessere.

Auguro a tutti di sentire la necessità di attivare degli strumenti che attraverso la comunicazione interna ed organizzativa dia maggior consapevolezza delle potenzialità del singolo e delle proattive relazioni che possono manifestarsi in ogni società di persone.

Aiuto chi desidera fare la propria parte, con impegno, onestà, integrità.

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